A cosa serve la ricerca?
17/3/2005 Caffè Bizzeffe
A cura di StefanoRuffo?
A che serve la ricerca scientifica?,
questo il provocatorio titolo del
prossimo Caffè-Scienza, che si terrà presso il Caffè Bizzeffe (Via
Panicale, Firenze) alle 21 di giovedì 17 marzo (per ulteriori informazioni
si consulti il sito www.caffescienza.it). Un'affrettata risposta a questa
domanda, che affermi l'"utilità" della ricerca può nascondere un
fraintendimento. Per "ricerca" si può infatti intendere "innovazione basata
sulla tecnologia esistente": è il significato che viene spesso attribuito a
questo termine in ambito industriale, e che viene più propriamente denotato
come "sviluppo" in ambito accademico. Al contrario, con "ricerca" si deve
più correttamente significare, usando le parole di J. J. Thomson, lo
scopritore dell'elettrone: " . ricerca compiuta senza alcuna idea
dell'applicazione industriale, ma solamente con lo scopo di estendere la
nostra conoscenza delle Leggi della Natura." (cit. in "The life of Sir J.J.
Thomson" Cambridge University Press (1942) p. 198). Perché allora si
dovrebbe finanziare la ricerca, se non si è sicuri di un ritorno economico
(che invece è assicurato nel caso della innovazione tecnologica), e poi
"chi" dovrebbe finanziarla? Due sono le possibili fonti di finanziamento:
quella privata a quella pubblica. Ora, non credo sia mai successo (ma mi
posso sbagliare) che un privato abbia finanziato la ricerca delle Leggi
della Natura! Quindi rimane il finanziamento pubblico (Governi Regionali,
Stati, Federazioni di Stati, Unione Europea). E' storicamente successo che
si sia finanziata la "ricerca" con fondi pubblici. Un esempio importante, e
vicino temporalmente, è quello degli USA nel secondo dopoguerra, dove,
seguendo la dottrina esposta da Vannevar Bush nel saggio "Science-The
Endless Frontier", si è finanziata abbondantemente la ricerca "di base"
(cioè guidata solo dalla "curiosità" e non dalle possibili applicazioni,
quest'ultima detta "applicata"), soprattutto in fisica nucleare, ma non
solo. E' possibile, anzi molto probabile, che questo esteso finanziamento
sia anch'esso stato frutto di un fraintendimento, e che il governo degli
USA si aspettasse (e con la Space-Defense-Initiative di Ronald Reagan
questa aspettativa si è davvero concretizzata) che gli scienziati
corressero a raccolta in difesa del paese quando fosse stato loro
richiesto. Ovviamente si possono fare esempi di altri Paesi che hanno
adottato la stessa posizione degli USA anche se con motivazioni molto
diverse: un commento a parte richiederebbero ad esempio le motivazioni per
il finanziamento della ricerca nei paesi del blocco sovietico. Ma il punto
adesso è: perché gli Stati dovrebbero continuare a finanziare un'attività
sostanzialmente speculativa e le cui possibilità di applicazione sono
altamente improbabili? Oggi vi sono a proposito, se vogliamo riassumere,
due punti di vista. Il primo, sostenuto con motivazioni simili a quelle di
V. Bush, sostiene che la ricerca di base vada finanziata perché, anche se
le scoperte "utili" sono altamente improbabili, queste portano, quando si
verificano, a giganteschi avanzamenti industriali e sociali, anche se
spesso tardano anni prima che se ne riconosca la rivoluzionarietà. Si fa
l'esempio della scoperta dell'elettricità, della quale nel 1867, pochi
anni dopo la morte di Faraday, un "panel" di scienziati britannici ebbe a
dire: " . non pare esserci nessuna ragione per credere che l'elettricità
sarà usata come mezzo pratico per produrre potenza". Finora questa
posizione è stata vincente. Ma recentemente, in seguito allo sviluppo delle
scienze dell'informazione e della comunicazione, delle biotecnologie (a
partire dagli anni '80), ed in concomitanza con le crisi delle finanze
pubbliche (con le conseguenti crisi economiche delle istituzioni di ricerca
ed educative), è emerso un punto di vista che non vede una netta
separazione tra ricerca di base ed applicata e che fa emergere un modello
"di mercato" delle istituzioni di ricerca, che si aspettano che la
"conoscenza" prodotta sia protetta e sfruttata in modi appropriati. Quale
dei due punti di vista prevarrà? Discutiamone giovedi' 17, ricordando
infine come si espresse Platone a proposito.
STRANIERO: Poniamo dunque che ... noi prendiamo nei loro riguardi una
decisione: non permettere più a nessuna di queste due arti [dei medici e
dei piloti] di avere potere assoluto né su schiavi né su liberi ... Se
dunque si attuasse veramente un regime simile a quanto diciamo, Socrate,
per queste scienze e anche per l'arte strategica, per tutta la caccia ...,
che cosa mai sarebbe di tutto ciò se fosse sottoposto a tale regime, se
tutto ciò dovesse appunto seguire le leggi scritte e non l'arte?
SOCRATE: E' chiaro che tutte le arti, completamente, noi verremmo a
perdere, e neppure in seguito mai tornerebbero ad essere a causa di questa
legge che impedirebbe ogni ricerca; e così la vita, che ancora è difficile,
allora diventerebbe assolutamente insopportabile. [Platone, Il progresso
della ricerca, in Politico, 298b-299a, trad. it. in Opere, Laterza, Roma-
Bari, vol I, pp. 497-500.]
Vedi anche
anno mondiale della fisica
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StefanoRuffo? - 14 Mar 2005
- reveries97.pdf: Considerazioni (in francese) di Jacques Villain, fisico al CEA di Grenoble, membro dell'Accademia delle Scienze di Francia
- calamai.html: Appunti per la discussione di Guido Calamai, direttore di I2T3?
- lapenna.html: Appunti per la discussione di Paolo La Penna, ricercatore nell'esperimento VIRGO
- peruzzi.txt: Appunti per la discussione di Giulio Peruzzi, storico della scienza Universita' di Padova
- Virgo.pdf: Presentazione di Paolo La Penna del progetto Virgo per la rivelazione delle onde gravitazionali
- Sirilli_Bracellona.pdf: Studio del CNR, a cura di Giorgio Sirilli, sulla possibilita' di raggiungere l'obiettivo del 3% per la spesa in Ricerca&Sviluppo in Europa entro il 2010, obiettivo fissato dai capi di stato e di governo a Barcellona.
Resoconto
(a cura di
GiovanniLaPenna? )
- Stefano - Noto oltre ai consueti frequentatori del Caffè-Scienza alcune facce nuove e questo ci fa molto piacere. Questo Caffè-Scienza è stato organizzato, con l'aiuto dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza e con l'Istituto Francese di Firenze che ringraziamo, nell'anno 2005, anno della fisica. Nel 1905 infatti Albert Einstein ha pubblicato i primi suoi fondamentali lavori... Abbiamo invitato persone che ci aiuteranno ad introdurre l'argomento di questa sera. Si presenteranno da sole, nell'ordine prima Peruzzi, poi La Penna e quindi Calamai...
- Una voce - ... Prima la penna e poi i calamai, mi sembra giusto.
- Stefano - ...e poi inizieremo a discutere.
- Peruzzi - Io insegno storia della fisica e della scienza all'Università di Padova. Molti punti di quello che dico li trovate nel materiale preparatorio depositato come appunti nel sito del Caffè-Scienza. Nella storia si trovano numerosi esempi di scoperte importanti che non si sono poste la domanda "a che serve". Un primo esempio è costituito dalle scoperte sul vuoto alla metà del 1600. Queste scoperte, fra cui nel 1644 quella di Torricelli, sono partite da esigenze quasi filosofiche, come rispondere alla domanda "quanto pesa l'aria?". Pura curiosità, non si pensava all'applicazione. Eppure successivamente sono venuti le pompe per creare il vuoto, il barometro, il termometro. Anche per l'elettricità il discorso è analogo: le prime esperienze di elettricità sono state di tipo "ludico" e spettacolare. Solo con la scoperta dei raggi X, della radioattività e dell'elettrone si è inaugurata la scienza del ventesimo secolo. Ci sono quindi voluti due secoli e mezzo per giungere ad una maturazione applicativa delle esperienze del '600. Un secondo esempio è la meccanica quantistica. In seguito al suo debutto nel 1925 si è aperto un duro scontro tra scuole, da una parte Bohr e dall'altra Einstein. Scontro sfociato nel 1935 in una pubblicazione di Einstein-P[X]-R[X] dal titolo "Puè la descrizione quantistica della realtà essere completa?". Il centro era la correlazione a distanza "istantanea" prevista dalla meccanica quantistica, impropriamente definita, in seguito alla pubblicazione, paradosso EPR. In realta la discussione era sul piano filosofico. Ora invece si inizia a pensare ad applicare la teoria alla base della correlazione a distanza per costruire dispositivi in grado di trasmettere informazione nello spazio, per esempio a satelliti, istantaneamente, ovvero a velocità maggiore di quella della luce... In questo caso la maturazione applicativa è stata più breve. Si tratta comunque di poco meno di cento anni.
- La Penna - Io lavoro sull'esperimento Virgo, frutto di una collaborazione tra Italia e Francia. L'esperimento è realizzato da una società privata, ma finanziata da enti pubblici di ricerca, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare in Italia ed il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica in Francia. Si tratta della costruzione di un interferometro gigantesco ... [vengono mostrate le immagini che si possono vedere nel materiale di discussione, viene ribadita la dimensione della struttura, ecc.]. Può essere considerata ricerca inutile: vero esempio di ricerca fondamentale, che mira a verificare una teoria fondamentale della fisica, senza ricadute immediate. Infatti con questa apparecchiatura si vuole misurare il passaggio di onde gravitazionali, che vengono generate da fenomeni cosmologici violenti, ma che generano nei nostri specchi spostamenti dell'ordine del miliardesimo del miliardesimo di metro. Qualora ci si riesca, si potrebbe osservare qualcosa che non si riesce ad osservare osservando altre sorgenti nel cosmo. L'esperimento costa tanto, ma meno di analoghi esperimenti impostati in altri paesi [vedi tabelle nel materiale]. Anche se si paragona ad altri grandi impianti/strutture: l'alta velocità Parigi-Marsiglia costa molto di più a chilometro. Soprattutto, un singolo bombardiere B2 costa 20 volte Virgo. Quindi Virgo è una spesa grossa, ma c'è di peggio, sia come spesa, sia come utilità... Perché in Italia si fa questo esperimento? Qui c'entra la tradizione nello studio delle alte energie ... [vedi materiale introduttivo]
- Calamai - Ho lavorato 30 anni alla SMA, a Firenze. Poi ho lavorato su un progetto di trasferimento di tecnologia dal militare al civile. Quindi ho messo su questa società I2T3? con il dipartimento di Matematica. Come si fa a trasferire le ricadute di ricerche come quelle descritte verso il territorio e verso le aziende? Qui si inizia un discorso complicato. I ricercatori sostengono che gli industriali non li ascoltano. Gli industriali sostengono che i ricercatori fanno cose astratte. Allora domandiamoci cos'è l'innovazione. Le aziende pensano subito all'innovazione come migliorare un processo: ridurre gli scarti, ridurre il costo delle fasi di lavorazione, ecc.. Ad esempio grazie alla microscopia a scansione un'azienda fiorentina ha potuto scoprire il motivo per cui molti suoi prodotti venivano difettosi. Il microscopio era al Cnr di Firenze inutilizzato... Quando con innovazione si intende fare prodotti nuovi, il discorso diventa più lungo perché si va a pensare di modificare le linee di ricerca. I2T3? sostiene che il trasferimento tecnologico deve avvenire senza modificare il lavoro del ricercatore. Un esempio è lo sfruttamento della simulazione al calcolatore: la simulazione aiuta a sviluppare e a guidare il prodotto, ma le aziende non lo sanno perché la simulazione viene sviluppata quasi esclusivamente in ambiente di ricerca. Questo tipo di trasferimento tecnologico si esplica attraverso una collaborazione tra ricerca e industria che è relativamente facile per certi settori come l'elettronica. Ma se si guarda alla gran parte delle piccole aziende nel territorio toscano, i settori più rappresentati sono, ad esempio, il tessile, l'orafo, ecc.. Qui non si parla la stessa lingua del mondo della ricerca ed occorrono figure professionali speciali, a metà tra azienda e accademia, per avvicinare le piccole e medie imprese alla ricerca.
- Stefano - Esiste una lobby di scienziati che sostiene da tempo la tesi della ricerca di base. Recentemente sono emersi settori della scienza, come le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, le biotecnologie, che richiedono la realizzazione di applicazioni su tempi piU brevi e mescolano aspetti della scienza fondamentali (di base) e tecnologici (applicativi). Quando governanti e ministri, come il nostro, parlano di innovazione si ispirano ad un dibattito che effettivamente è suscitato proprio da questi settori e trova spazio anche su riviste scientifiche, come si è visto recentemente nel New England Journal of Medicine per le biotecnologie. A livello europeo è stata proposta, al fine di coordinare la ricerca di base parallelamente ai settori strategici che invece trovano spazio in iniziative specifiche, la creazione del Consiglio Europeo della Ricerca (European Research Council, ERC). Del parere italiano sull'ERC si trova traccia nel documento riportato da Peruzzi nel suo materiale introduttivo al Caffè-Scienza. Nella critica italiana all'ERC si nota chiaramente la capsiosità: si colgono solo aspetti e difetti "tecnici" dell'organismo, che rivelano l'antipatia per la ricerca di base da parte degli estensori della critica. Questo introduce il tema del finanziamento della ricerca, della sua organizzazione. Per esempio vorrei chiedere a Paolo come mai la società che gestisce l'esperimento Virgo (European Gravitational Observatory, EGO) è privata?
- La Penna - EGO è un'istituzione privata, ma finanziata esclusivamente da enti pubblici. Di fronte alle possibili gestioni dell'esperimento INFN e CNRS avevano due possibilità: creare un'istituto internazionale pubblico o una societa privata. La prima possibilità richiedeva tempi troppo lunghi ed è stata scelta la seconda che consentiva un avvio veloce e conveniente.
- Stefano - Adesso però vediamo se qualcuno vuole fare domande. Purtroppo non abbiamo un microfono senza fili, per cui il punto più lontano dal palco in cui il microfono arriva è ... questo...
- Domanda - Noi veniamo da Livorno ed è la nostra prima volta. Trovo questa iniziativa certamente stimolante. Come associazione politico-culturale vorremmo impostare un'iniziativa analoga anche a Livorno, dove siamo stati invitati dal consiglio comunale a "importare" cose di questo tipo. Alla domanda su a cosa serve la ricerca scientifica non so rispondere, ma vorrei porre la domanda "serve la politica alla ricerca?". Occorre una volontà esterna al mondo della ricerca per creare spazi in cui interagire per discutere di valori culturali.
- Calamai - Se si parla di finanziamenti io vorrei aggiungere qualcosa a quanto ho detto prima. Oggi la regione Toscana si muove in questo senso, così come l'Unione Europea. Ma in Italia si vedono le differenze in questo processo rispetto ad altri paesi, come Francia e Gran Bretagna. In Francia, ad esempio, quando si è trattato di contribuire a Cassini [la sonda inviata nel sistema solare] si sono cercati settori strategici in cui il paese poteva contribuire, in modo che l'occasione potesse essere utile per rafforzarli. Una "direzione" di questo tipo può essere utile agli scienziati per farli continuare a fare il loro lavoro. Gli enti locali possono cercare di instradare la comunicazione con il territorio proprio per realizzare questa sinergia e questo rafforzamento.
- Stefano - Se si inizia a parlare di politica, vi pongo questa domanda: per chi votava Torricelli secondo voi?
- Domanda - Occupandosi di vuoto, quasi sicuramente oggi voterebbe per Forza Italia... Io sono un precario della ricerca, ma sono stato anche precario nell'industria. Per cui ho visto cose che voi umani... Quando si tratta di investimenti enormi un giudizio politico diventa necessario, soprattutto quando i soldi sono pochi. Non dovrebbe essere diverso quando si tratta di investimenti industriali, ed infatti abbiamo assistito ad esempi di flop di investimenti giganteschi, come quelli su alcune tecnologie per la telefonia cellulare. Inoltre se pensiamo agli enormi investimenti nelle tecnologie digitali per poter vedere i peli dei calciatori... Per la ricerca università ed enti di ricerca dovrebbero avere un ruolo super partes per poter giudicare serenamente, ma questo è sempre più difficile.
- Peruzzi - La biologia molecolare moderna si fa nascere simbolicamente nel 1953 con la pubblicazione della struttura a doppia elica del DNA. Ma ci sono voluti più di dieci anni perché l'idea fosse metabolizzata e venisse tradotta in una tecnologia. Oggi per ottenere i finanziamenti i progetti devono subito presentarsi in tutti i campi come capaci di applicazioni immediate. Ci deve essere maggiore inziativa politica in ricerca ed alta formazione. Le riserve italiane sul Consiglio Europeo della Ricerca ci dicono che la ricerca di base deve essere connessa da subito con le applicazioni. Si legge nelle riserve una contrarietà al governo della ricerca da parte degli scienziati, come se questi non fossero all'altezza di decidere come amministrare fondi. In un paese ideale è chiaro che i politici devono giudicare dove vanno i finanziamenti in alcuni settori che si possono definire strategici: la gestione dell'acqua e dell'energia possono essere a buon diritto considerati prioritari. Ma la parte non strategica deve essere gestita autonomamente. In paesi che sono già passati attraverso politiche di privatizzazione e di "leggi del mercato", la ricerca di base è tornata in mano pubblica (Giappone, USA, Gran Bretagna). Noi anche in questo settore siamo arrivati in ritardo.
- Stefano - Mentre stiamo parlando sullo schermo stiamo proiettando un filmato su Pacinotti che per la gioia dei nostri ospiti di Livorno è stato realizzato da un regista pisano. Pacinotti ha realizzato la prima dinamo, un'invenzione che in Italia non fu sviluppata e finanziata, tanto che fu la Siemens poi ad acquistarla. A proposito di politica e ricerca prima delle presidenziali USA fu pubblicata su Nature una serie di rispote a questioni riguardanti la ricerca scientifica dei due candidati. Risultava evidente la differenza tra i candidati in tema di autonomia della scienza. Nelle risposte di Bush si leggeva che i politici decidono per gli scienziati, che non spiegano bene il loro lavoro.
- Domanda - Il forte supporto che c'è stato in passato per le alte energie veniva dall'interesse per la tecnologia nucleare. Si era creato un circolo in cui l'investimento nel militare aveva continue ricadute sulla scienza di base. Con la fine della guerra fredda e la conseguente caduta di pressione nel militare è stato necessario trovare altre forme di ricadute. Oggi il dominio si gioca su tecnologie e brevetti. Il dominio militare, che implicava un sistema costoso e non proficuo, si è trasformato in dominio tecnologico.
- Domanda - In una relazione tenuta ai Lincei, qualcuno ha detto che gli industriali in Italia sono venditori di cravatte per cui non possono produrre innovazione. Speriamo dunque che quello che pensa Calamai sia vero. Il quadro offerto dai dati, riportati per esempio da Forbes, sembra essere più coerente con la prima osservazione, purtroppo. Infatti è vero che calano gli investimenti, ma non i profitti per gli imprenditori! La domanda è dunque dov'è la crisi.
- Domanda - Io sono un insegnante a Ingegneria. La ricerca serve all'innovazione, ma credo che serva anche alla didattica. Nel senso che serve a produrre cultura. E' proprio qui invece che mancano i finanziamenti. La forza di finanziare gli istituti di ricerca risponde alla volontà di fare cultura e formazione. All'opposto vediamo invece che i giovani fuggono dalla ricerca. Per cui oltre a quelle finanziarie mancano anche le risorse umane.
- Calamai - Sui brevetti ho dei dubbi, perché la versione USA è troppo costosa per le aziende e gli enti di ricerca italiani. Qui sembra più percorribile la strada degli spin-off. Uno spin-off nelle biotecnologie è relativamente semplice e basta poco. Ma in altri settori è più costoso. Qui lo scienziato non può essere libero dovendo essere parte di progetti grandi.
- Domanda - Chi deve giudicare se la ricerca serve o no? Credo che un controllo politico ci voglia. Diverso è l'aspetto culturale. Gli aspetti tecnologici sono importanti e chi scrive i progetti li deve considerare per accedere ai finanziamenti. Gli aspetti culturali della ricerca possono invece variare, fluttuando assieme ad altri elementi della cultura corrente. Per l'arte, ad esempio, non si pone la domanda "a che serve".
- La Penna - Mi sento un po' accusato. Sembra che Virgo sia una spugna succhiasoldi. Ma se si tolgono soldi da Virgo non è che i soldi vengano dati da altre parti, come l'INFM! Le ricadute di ricerche fondamentali sono tante. Non ultima quella di immagine, su tutta la scienza. Senza i grandi esperimenti la scienza italiana in generale ne soffrirebbe. Non a caso Cina e India investono in grandi esperimenti ed attrezzature pur dovendo fronteggiare la fame nei rispettivi paesi.
- Stefano - Non dimentichiamoci, fra i tanti esempi, la nascita del world wide web nei laboratori del CERN...
- Domanda - Vorrei citare alcuni esempi di decisioni nella ricerca prese da non scienziati su pressione anche della comunità scientifica. Quando in Germania sono stati fondati gli istituti Max Planck, le università si sono opposte. E' stata una decisione politica che ha imposto, attraverso pensionamenti di cattedre, che determinate discipline si accentrassero in determinate sedi universitarie e centri di eccellenza si sviluppassero al loro intorno. In Italia non ci sono dubbi che una lobby, guidata fra gli altri da Zichichi, ha esercitato pressioni sulla Democrazia Cristiana per far crescere l'INFN. Più lontano, negli USA, Bush taglia i finanziamenti per le varie missioni della NASA perché ha la ferma intenzione di concentrare le risorse sulla missione su Marte, che viene proposta come una specie di nuova frontiera. Infine un istituto come l'ICRA di Ruffini è nato grazie agli appoggi politici...
- Peruzzi - Concentrando la discussione sui finanziamenti si rischia di perdere il contenuto culturale della ricerca. Applicazioni e innovazione derivano dalle attuali gerarchie di valori. Le domande sulla ricerca scientifica ai candidati per le presidenziali USA mostrano, al di là dei punti specifici, l'interesse per la ricerca. Da noi nessuno ha posto le domande, tantomeno risposte. Ma bisogna far sapere alla gente che, come è stato giustamente detto, un bombardiere costa 20 volte Virgo. Il passato italiano ci offre esempi di ministri "illuminati", come Corbino che, fra l'altro, ha contribuito a fondare il Cnr. Intorno all'attuale ministro, che certamente non è esperta del settore, ci sono persone competenti che dovrebbero avere la percezione dell'importanza della ricerca e della formazione. Fra costoro ci dovremmo aspettare la presenza di "illuminati".
- Stefano - Vedete adesso nel filmato su Pacinotti vengono mostrate queste lettere e, fra le altre curiosità, un grafologo ci spiega che la scrittura di una persona cambia con il tempo... Stiamo facendo tardi e vorrei concludere. Mi ricordo di avere letto che in una conferenza del MIT sul futuro della fisica, Richard Feynman disse che è molto più facile fare predizioni a 1000 anni che a 100 anni, perché:
- Non si deve conoscere la storia. Chi faceva fisica 1000 anni fa?
- E' ragionevole predire che tra mille anni i fisici si saranno abbondantemente annoiati di fare scoperte nuove, e staranno facendo altro.
- E altrettanto ragionevole predire che, visto che gli astronomi sanno studiando il sistema solare da qualche migliaio di anni, non saranno altrettanto annoiati dai fisici. Questo per dire che le predizioni dipendono molto dalla scala di tempo.
Commenti
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FrancoBagnoli - 17 Mar 2005
Caro Stefano,
questo caffescienza, specie se condito di arguzia toscana, mi sembra
un'ottima cosa. Senza peli sulla lingua, in un contesto non accademico,
puo' darsi che se non in vino in caffe' emerga la veritas.Leggendo il
dibattito su scienza pura e scienza applicata mi viene da pensare che, se
la scienza e' cosa troppo seria per affidarla ai soli scienziati, lo e'
anche per affidarla ai soli politici. Occorre pero' distinguere (con
Peruzzi) tra le scelte strategiche (ricerca energetica) che richiedono
piu' politica e scelte di ricerca pura che richiedono piu' scienza, ferma
restando la "serendipitita' " delle ricadute orizzontali e verticali
della stessa ricerca pura (come tu citi l'invenzione del web al CERN).
Insomma la cosa e' di molto incasinata e vorrei ricordare a Peruzzi,
oltre al parere degli accademici inglesi del 1867 secondo cui non si
sarebbe ricavato un ragno dal buco dall'elettricita' sul piano pratico,
la risposta dello stesso Faraday prima di morire, quindi piu' di 20 anni
prima, al premier Gladstone che gli chiedeva che utilita' potessero avere
i fenomeni di induzione cui aveva appena assistito: "Al momento non
saprei, ma sono sicuro che verra' il tempo in cui il fisco ci fara' lauti
guadagni mettendoci sopra tasse profumate". Si tratta in sostanza di
sviluppare lungimiranza, sensibilita' e cultura, a differenza
dell'attuale ministro e dei suoi "illuminati" (sempre Peruzzi)
consiglieri che (Di Maio) riducono banalmente la ricerca (pura o
applicata che sia) all'innovazione industriale che, se anche puo' dare
qualche profitto a breve termine, non puo' reggere la concorrenza a lungo
termine in epoca di globalizzazione.
Cari saluti,
Arcangelo Rossi, professore di storia della fisica
all'Universita' di Lecce
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FrancoBagnoli - 12 Apr 2005