Il Web e la rete cambieranno la nostra vita?
A cura di FrancoBagnoli
Caffè bizzeffe, 10/2/05
Introduzione
Già oggi siamo connessi in molti modi: il telefono (fisso e cellulare) e la posta elettronica ci permettono di comunicare con i nostri amici, la televisione e la "navigazione web" ci permettono di consultare informazioni generaliste o mirate. Ma possiamo fare di più: chat, blog, forum, i servizi di file-sharing e le nostre homepage ci permettono di interagire con molte persone e di far conoscere la nostra opinione. Nel prossimo futuro inoltre assisteremo all'espansione della portabilità: non solo telefono ma anche tv, webcam, navigazione, chat e così via. Ci saranno ovviamente molti vantaggi: non solo per la comunicazione e l'intrattenimento, ma anche, per esempio, per la medicina e la diagnostica che potranno essere fatte on line. Questi nuovi mezzi di comunicazione aprono però la porta a nuovi reati: dalla violazione del copyright, alle truffe telematiche. Comportano anche nuove preoccupazioni per la privacy: scaricando o pubblicando, difficilmente possiamo restare anonimi. La portabilità comporterà la tracciabilità completa di tutte le persone, e il formato digitale faciliterà la possibilità di intrusione e le varie forme di controllo. Tra i tanti rischi, non è da sottovalutare la possibilità che la rete, da risorsa comune diventi una specie di enorme TV on-demand.
Siamo pronti a difendere i nostri diritti, e, soprattutto, a far valere la nostra opinione in questa fase di transizione?
Resoconto
Ospiti
Cronaca
- Introduzione di Franco - Oggi abbiamo organizzato questo Caffè-Scienza per discutere dell'impatto della rete nella vita di tutti i giorni: rete di calcolatori, ma anche rete di strumenti in cui i calcolatori sono integrati, come per esempio oggetti molto diffusi come i telefoni cellulari. Cambierà il modo di comunicare: già oggi è possibile prenotare esami medici, effettuare pagamenti senza recarsi a sportelli, ecc.. Dall'altra parte ci sono problemi: chi usa questi strumenti è sempre localizzabile e tracciabile. Inoltre la facilità di trasferire testi, musica, film comporta inevitabilmente violazioni del diritto d'autore, che dovrà per forza adattarsi alla nuova situazione.
Ne parliamo con gli esperti che abbiamo invitato...
- Vassalli - La nostra trasmissione va in onda il sabato sul secondo canale della Tv svizzera, in replica la domenica, ed è una trasmissione dedicata alla rete sia nei contenuti che nella sua realizzazione. Infatti viene anche assemblata attraverso la rete: i contenuti sono compilati a casa in luoghi distanti dai collaboratori, questi contenuti sono trasferiti alla redazione e qui assemblati attraverso la rete aziendale. Il tutto usando software di pubblico dominio e gratuito.
- Franco a Vassalli - Vedi qualche tendenza prominente nella rete?
- Vassalli - Senza dubbio sta avvenendo un grande cambiamento. Non andremo più alle poste, in banca, agli sportelli. Ma ci sfuggono aspetti meno evidenti di questi cambiamenti, quelli che coinvolgono la sfera della riflessione. Per esempio la scrittura multimediale cambia completamente il modo di scrivere e leggere un libro o meglio un contenuto.
- Franco a Piccardi - Sono tutti vantaggi quelli offerti oppure ci sono anche rischi?
- Piccardi - Per cominciare volevo presentare un po' il mondo di Linux e del software libero (Open source). Linux è un sistema operativo, come Windows, ma con molti vantaggi. Un primo vantaggio, quello che viene percepito per primo dagli utenti è che lo si può scaricare gratis. Ma c'è un vantaggio molto più grande, che è quello che si dispone del codice e si può studiarlo e modificarlo. Anche se sembra riguardare solo gli esperti questo è di grande importanza, si pensi a cosa significherebbe comprare un'automobile di cui non si può aprire il cofano per vedere il motore ed in cui solo il produttore può mettere le mani. Il software libero è qualcosa di più generale di un sistema operativo: è un modello di sviluppo che prevede, come nella ricerca scientifica, che i risultati vengono pubblicati e siano liberamente disponibili ad altri per proseguirne lo sviluppo. Benché sia nato prima della diffusione di internet il software libero è cresciuto enormemente con l'avvento della rete. Prima, negli anni '80, il codice circolava su nastri, oggi lo si distribuisce e sviluppa direttamente sulla la rete dove tutti hanno la possibilità di partecipare in maniera diretta.
Il software libero è uno degli esempi più significativi delle capacità di partecipazione offerte dalla rete, ma ce ne sono altre, oggi chiunque chiunque abbia una ADSL si può fare un suo sito in casa, e questo fa parte della natura stessa di internet. La rete consente una partecipazione attiva alla creazione dei contenuti che nessun altro media offre. D'altra parte i meccanismi di telecomunicazione diventano sempre più pervasivi e diventa possibile esercitare un controllo sempre più dettagliato sulla nostra attività. Uno scenario come quello prospettato in ``1984'' da Orwell adesso è realistico. Pensate a come possa esser facile cambiare le pagine della storia, se queste sono in un sito web...
- Franco a Pierazzi - Quindi per l'autorità si aprono nuovi campi di azione...
- Pierazzi - La criminalità si è adattata rapidamente alle nuove tecnologie. La legge si adatta, ma deve tenere conto delle libertà del cittadino e quindi si adatta per necessità più lentamente. Fra i crimini, il primo aspetto è quello della pedo-pornografia online, che ha grande risonanza sui media. L'effetto della risonanza per questi reati ha fatto sì che molti genitori vedono la rete negativamente per via dei rischi in cui si incorre. Altri aspetti sono il riciclaggio di denaro sporco e ora il cyber-terrorismo. L'ultimo gruppo di terroristi sotto processo ha abbondantemente fatto uso dello strumento informatico. Purtroppo risultiamo antipatici, ma l'ignoranza nell'uso di questi strumenti informatici, con cui spesso la gente si difende, non è una giustificazione. Occorrono precauzioni da parte del cittadino.
- Franco a Bassilichi - La rete è anche business...
- Bassilichi - Siamo partiti recentemente con Bassnet, nel 2004, che come molte società trae ispirazione dal mercato USA. Si tratta di un'azienda rivolta all'Open source in cui sono impiegate ca. 50 persone e attorno a cui ruotano ca. 200 persone. L'aspetto interessante e nuovo è che una banca ha investito in questo, fatto eccezionale nel panorama creditizio italiano. L'investimento è nello sviluppo dell'Open standard, con attenzione alla pubblica amministrazione. Abbiamo assunto un approccio laico al software libero: non si esalta il progresso, né si demonizzano i rischi. Importante è che la cultura di tutte le persone sia aperta alla tecnologia. Poi accade che come ci si allarma sempre quando si vede un'auto della polizia, ci si preoccupa quando la polizia posa lo sguardo sulla rete... L'azienda deve cambiare: più che fare profitti, si cerca di aiutare l'impresa in generale. Sia attraverso la formazione continua, che l'utilizzo efficiente della tecnologia. Aziende piccole nel senso della cultura d'impresa, imprigionano altre aziende, limitando la clientela. Bisogna invece fare rete tra le imprese, creando distretti. Le aziende italiane sono piccole, ma possono fare rete, anche con il mondo accademico. Occorre colmare il deficit di cultura nelle nuove tecnologie. Secondo problema è il superare l'isolamento di aziende, spesso causato appunto da un atteggiamento non laico, ma fondamentalista.
Il vantaggio della connessione continua impone di non fare sconti e si crea una competizione sfrenata per dare servizi. Si impone attenzione continua alla grande mole di informazione sempre disponibile in rete. Inoltre c'è il problema del controllo: pensate che da Grassina a Firenze nord si incontrano ben 169 telecamere sulla strada. Stessa cosa sono i pagamenti, ecc..
- Franco invita il pubblico a fare domande
- Domanda - A proposito delle rete aziendali (intranet): come hanno modificato il modo di lavorare? Hanno introdotto forme di controllo dei lavoratori?
- Bassilichi - L'effetto è diverso nei diversi paesi e nei diversi settori. L'impatto maggiore è stato nella gestione delle vendite e degli ordini per le aziende. Altro settore è quello dell'organizzazione della documentazione. Per quanto riguarda i lavoratori, nelle piccole aziende questo aspetto non è neanche conosciuto, mentre in quelle più grandi c'è maggiore attenzione. Molte volte forme di controllo dei dipendenti avvengono su base involontaria. Molte volte sono forme di discriminazione.
[Qui ci sarebbe l'esempio del disabile, ma non ho capito nulla]
Nelle piccole aziende c'è una scarsissima conoscenza di questi fenomeni.
- Franco a Pierazzi - Alla polizia quali sono le esperienze sulle denunce di questi fenomeni?
- Pierazzi - Sono molto più comuni le denunce da parte del dipendente contro l'azienda che viceversa. Soprattutto ex-dipendenti arrabbiati. Un secondo aspetto è quello della legge sulla privacy. Qui abbiamo grosse difficoltà a condurre inchieste in grandi aziende senza portare gli elementi a conoscenza di dirigenti e sindacati. Inoltre, per esempio, la conversione in legge del decreto Urbani ha portato difficoltà tecniche: i dati telefonici sono conservati per 24 mesi; quelli informatici (log, ecc.) per soli 6 mesi. Questa è una difficoltà quando i reati vengono percepiti tardi, come di consueto in questi casi.
- Bassilichi - Nel campo del software si verificano situazioni bizzarre. Durante lo sviluppo il software è conosciuto nei minimi dettagli, anche nei suoi difetti. Per cui un ex dipendente che ha partecipato allo sviluppo, può facilmente creare un virus per aggredirlo. Ci sono molti casi di questo tipo.
- Piccardi - Ci sono problemi non banali nel campo della sicurezza, ma in genere la pubblicazione del codice consente di risolverli in maniera molto veloce. Per quanto riguarda i reati su internet uno sottostimanto è quello della violazione del copyright: eppure se si guarda la legge si rischia di più a schiaffeggiare un cantante che a copiarne la musica su un CD. Il fatto è che nel mondo digitale i beni sono naturalmente abbondanti, ad esempio se dò un file a una persona non è che io resto senza, mentre non avviene lo stesso se cedo un libro. Le aziende che producono contenuti continuano a pensare in termini materiali per cui ciò che è naturalmente abbondante deve essere resa scarso in maniera artificiale (vietando la copia) per poterlo vendere come se fosse un oggetto. Nel caso del software si è potuto dimostrare che esiste un modello alternativo, quello del software libero, che non richiede tutto questo. Oggi invece si assiste ad una continua estensione dei termini del copyright, con pene, sanzioni, ecc. che tendono a diventare sempre più pesanti e che ignorano del tutto la possibilità che possa esistere un modello alternativo più vicino a quella che è la natura stessa di quello che si produce. Ad esempio tempo fa è stato introdotto l'obbligo di mettere un bollino su qualunque supporto contenente software per dimostrare l'originalità della copia: quando come Associazione Software Libero protestammo pubblicamente (una copia di software libero è sempre originale) ci scrisse una persona dagli stati uniti per chiederci se doveva mettere il bollino sul pace-maker.
- Vassalli - Per quanto riguarda il discorso del copyright, di reati connessi a violazioni varie, gli utenti della rete non sono informati su quello che fanno. Ad esempio non sanno cosa può succedere navigando schiacchiando un OK...
- Domande - 1. Ci sono progetti con le scuole sull'uso di internet? 2. I media (per esempio in casi come Mondoweb) come scelgono i collaboratori? Come sostengono i media economicamente questi nuovi modelli di comunicazione, non essendoci più ad esempio redazioni, ecc.? 3. Come si rapportano le aziende toscane con il software libero? 4. A proposito della percezione del reato: se prelevo un film dalla rete non impedisco ad altri di vederlo, e quindi non si tratta di un furto, non c'è proprietà violata. Esistono progetti come ``Open access to knowledge'' che spingono verso l'accesso alle pubblicazioni scientifiche attraverso un sistema di finanziamento pubblico, anzichè sull'acquisto della pubblicazione da privati. In questo modo le risorse investite nei supporti materiali possono essere spostate sui contenuti.
- Pierazzi - 1. Numerosi progetti con la scuola per informare su internet sono stati proposti, su sollecitazione di genitori. Cerchiamo di metterci in contatto con scuole e università. Questo rapporto è importante e istruttivo per la polizia che così capisce dove sono le carenze giuridiche.
- Vassalli - 2. I collaboratori di Mondoweb sono professionisti. Altri sono appassionati, comunque contattati attraverso i loro contributi già riversati sulla rete. Per quanto riguarda la sostenibilità economica, questo va chiesto al direttore. Comunque la cosa funziona.
- Bassilichi - 3. C'è un programma per promuovere l'uso dell'Open source nella pubblica amministrazione. Nelle imprese l'approccio è più superficiale. Di fatto si usano sia il software che l'hardware al 5% delle loro potenzialità, ma se ne paga il 100%. Il software libero consente un'ottimizzazione delle richieste e delle prestazioni con costi limitati a quella sola operazione, il lavoro delle persone per realizzare questo scopo.
- Franco - Ma come si fa a sopravvivere, senza vendere, nel mondo Open source?
- Piccardi - Le aziende che producono software libero sono poche: in Toscana, oltre quella che ho fondato (Truelite Srl) ne conosco due a Pisa ed una a Livorno. Ma per quanto il supporto professionale importante si tenga presente che il software libero non viene sviluppato solo in ambito imprenditoriale, molti progetti sono nati da iniziative personali, e poi grazie ad internet sono cresciuti raccogiendo interesse da una molteplicità di attori diversi. L'aspetto della ricerca e della volontà di realizzare qualcosa per il semplice gusto di farlo sono sempre presenti. Un discorso diverso è quello dell'uso di software libero; nel campo dei server questo è maggioritario (tutti i principali servizi di internet sono su software libero con percentuali dal 70% in sù) e sempre più aziende si sono accorte della sua convenienza. Non è così per il desktop, dove c'è ancora un forte monopolio, ma se qualche anno fà era difficile per un non esperto usare Linux, oggi con lo sviluppo vertiginoso che c'è stato, posso mettere un Desktop Gnome in mano a mia madre senza problemi. Per quanto riguarda il modello economico con il software libero si guadagna fornendo servizi: il lavoro, che sia sviluppo di software, assistenza, consulenza o altro si paga. E' il modello classico del lavoro professionale: si paga la fornitura di un servizio e non di un prodotto.
- Franco - Il computer è in molti congegni: telefonini cellulari, televisioni, ecc.. Da una parte diventa un elettrodomestico, di semplice utilizzo. Dall'altra, nella versione ``general purpose'', è uno strumento con molte potenzialità. È comunque una macchina potente e come tale può essere pericolosa. Ci vorrà una patente?
- Vassalli - Si tratta di un problema senza soluzione. Con la patente posso guidare una 500, ma anche una Ferrari...
- Domanda - Con l'avvento di formati digitali per prodotti multimediali (MP3, DivX? , ecc.) i computer si sono riempiti di contenuti. Prima servivano in fondo a poco: c'erano qualche documento, qualche tabella, qualche foglio elettronico. La banda larga è fatta apposta per scaricare. Adesso c`è una pesante campagna contro la copia. Ma coloro a cui piace la musica anche in passato hanno copiato una grande quantità di dischi su nastri... Con le possibilità che offrono i computer bisognerebbe rivedere dall'alto la giurisprudenza relativa. Giganti come la Sony dovrebbero essere accantonati. Anche in passato la musica, per esempio, si diffondeva facilmente per copia, sia attraverso un semplice spartito che attraverso l'esecuzione. E questo le ha fatto bene. Quindi la cosa non è nuova.
- Piccardi - A proposito della domanda sull'accesso libero alla conoscenza. Il copyright nasce come compromesso fra l'esigenza di remunerare l'autore perché producesse opere (garantendogli un monopolio limitato sullo sfruttamento) e la società che di detta opera deve fruire. L'ipotesi, tutt'altro che dimostrata, è che questo incentivo sia efficace. Lo scopo comunque era quello di favorire la produzione, e sono possibili modelli alternativi come quello proposto da un economista americano che proponeva un meccanismo di tassazione e redistribuzione diretta agli autori tramite il conteggio dei download. Il punto è che originariamente il copyright era di 14 anni dalla creazione dell'opera, adesso è di 70 anni dalla morte dell'autore (e viene periodicamente esteso tutte le volte che scadono i diritti di Topolino), per cui è difficile pensarlo come un incentivo alla creazione di nuove opere. Il progetto ``Creative commons'' nasce dall'iniziativa di Lawrence Lessig, professore di diritto a Stanford, e propone una modalità più flessibile di uso del copyright con una serie di licenze che danno diverse possibilità (copia consentita solo se inalterata, copia consentita solo se non a sfruttamento commerciale, copia libera, ma opere derivate con la stessa licenza, ecc.). L'idea è che comunque un'opera non nasce dal nulla nella testa dell'autore, e non è sua proprietà personale, perché egli è comunque parte della società, come diceva Newton: se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti.
- Pierazzi - Non è che non c'è percezione del reato, non c'è la percezione della gravità del reato. Al di la' della mia personale opinione, qualcosa contro questi reati va fatto. Comunque, occorre insistere sul reato solo nei casi più gravi.
- Bassilichi - In realtà gli utenti appoggiano questo sistema, lo stesso sistema di cui è parte la Sony. I cittadini non chiedono ai politici, ad esempio in questo periodo in cui alcuni partiti affrontano le primarie, di occuparsi di queste cose. In altri campi, per esempio l'urbanistica, si leggono documenti in cui non appaiono neppure le parole rete e comunicazione. Con l'Open source si cerca di dare una minima responsabilità all'utente per renderlo cosciente di questi problemi.
- Domanda - La regione, nell'ambito dei progetti di e-government, cerca di colmare lacune culturali nelle famiglie. Poi si vede che l'uso del digitale terrestre prevale su quello dell'Adsl. Questo indica una sconfitta dell'interazione offerta da internet da parte di strumenti passivi come la Tv. Le stesse istituzioni sembrano quindi puntare di più sul digitale terrestre che a diffondere strumenti interattivi. È vera questa tendenza?
- Piccardi - Negli USA la web-Tv, come risultato analoga al digitale terrestre, è stata un fallimento.
- Bassilichi - Senza dubbio la Tv digitale vincerà, ma sarà per via del calcio. Contro il calcio non c'è niente da fare. Specialmente se ciò rientra negli interessi delle istituzioni attraverso i suoi esponenti che fanno parte di aziende. Gli enti locali devono offrire sempre più servizi, ma non hanno soldi. Allora puntano sulla Tv digitale, incentivata dallo stato, per offrire servizi risparmiando sul personale. Un esempio sono le analisi mediche. Il pagamento viene spesso fatto alle Asl (i punti gialli) e il ritiro dell'esame viene fatto allo sportello. Questo con tutto il traffico che c'è a Firenze. Si potrebbe fare il pagamento attraverso la Tv digitale e l'esame potrebbe essere consegnato al medico curante, in un ambito di quartiere quindi, attraverso i servizi di trasporto dei farmaci. Anche le campagne di prevenzione, per esempio contro il tumore al seno o alla pelle, potrebbero essere fatte attraverso questi nuovi strumenti. Si potrebbe usare la Tv digitale anche collegata al computer.
- Stessa domanda - Ma chi usa la Tv digitale non mette a disposizione informazione ad altri, cosa che si può fare con internet.
- Bassilichi - L'idea corrente della Tv digitale è quella del presidente del consiglio ovvero di intrattenimento e calcio (anche per fare soldi con Mediaset). Ma se ne può approfittare sfruttando anche la dimensione del quartiere per gli aspetti materiali (la farmacia, la biblioteca). Potrebbe diventare un elemento distruttivo per la Tv [da controllare].
- Domanda - A proposito di software libero e pubblica amministrazione, in particolare scuole e università. Io vedo che a Lettere ci sono svariati computer con sistema operativo Microsoft. Mi domando se non si potrebbero impiegare i ca. 3000 euri delle relative licenze, che so, nella formazione di competenze.
- Piccardi - C'è stato un tentativo di proposta di legge, che chiedeva, per esempio, che i prodotti sviluppati nell'ambito della pubblica amministrazione, come gestione di archivi o altro, dovessero essere di libero accesso. Altre garanzie di questo tipo erano chieste per facilitare la propagazione della cultura informatica. Fu risposto che iniziative di questo genere avrebbero distorto il mercato. Ma quello del software libero è un mercato molto più armonico di quello attuale basato sulle licenze.
In Toscana c'è la volontà di uscire dal monopolio, che non è solo Microsoft, ma anche IBM e altre mille entità. I soldi delle licenze seguono un canale che li porta dall'altra parte dell'oceano. L'impiego di questi soldi in formazione di competenze, lavoro e servizi resta invece in loco e la società locale ne trarrebbe maggiore beneficio. Il concetto sta attaccando. Ma resta la paura dell'ignoto, che si risolve solo con la diffusione della cultura e la formazione.
- Domanda - Il software libero permette un uso libero dei mezzi di comunicazione. Viceversa il software proprietario potrebbe inserire delle forme di controllo che non possono essere evidenziate facilmente. La cosa mi sembra particolarmente importante per gli enti pubblici...
- Piccardi - In realtà anche nel software libero si possono introdurre cose come ``porte di servizio'', soprattutto nel momento della compilazione/installazione/configurazione, però chiunque può controllare. Questo è un punto cruciale tanto che anche Microsoft alla fine ha dovuto mostrare il proprio codice. Ma nel caso della pubblica amministrazione il punto è diverso, non basta vedere il codice com è adesso, occorrono anche garanzie che ancora non esistono nella compilazione del codice, per essere sicuri che l'eseguibile corrisponde. Inoltre il cittadino si deve fidare di chi gestisce il codice, in particolare dello staff della pubblica amministrazione e non ha nessuna capacità di controllo diretto. In generale comunque la situazione del software proprietario è totalmente negativa, e sono ben noti i casi di programmi che eseguono operazioni in maniera non trasparente, come Kazaa, che registra un sacco di informazioni personali sensibili (come i file che si scaricano) presso il sito del produttore.
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GiovanniLaPenna? - 11 Feb 2005
Spunti di discussione
Fisici e matematici studiano le reti da molto tempo, ma ultimamente molta attenzione è tata posta sulle reti "sociali", quali internet, il web, lo scambio di posta elettronica, eccetra. dal punto di vista matematico ci sono molte domande interessanti, collegate ai cambiamenti
qualitativi che avvengono quando si cambia di poco qualche grandezza (in gergo si chiamano
transizioni di fase, come l'ebollizione dell'acqua), Una prima transizione è chiamata di
percolazione, ed avviene quando si cominciano ad unire (a caso) nodi sparsi (in questo caso, computer). Ad un certo punto non si ha più un insieme di reti ma
la rete. Questa transizione è avvenuta a livello
fisico circa 15 anni fa. Prima si parlava di connettersi ad un servizio particolare, per esempio una bbs: ogni
fornitore (provider) forniva un servizio particolare, ed era anche il fornitore del
mezzo di comunicazione. Le trasmissioni (per esempio via email) erano estremamente lente. Dopo si è cominciato a parlare di internet: qualsiasi provider era uguale, in prima approssimazione, purchè fornisse l'accesso ad internet. Il mezzo veniva svincolato dal servizio. Cominciava ad essere più efficiente mandare un file a casa via email che copiarlo su dischetto.
Una simile transizione è avvenuta con la telefonia cinque anni fa. Il fornitore del mezzo di trasporto (telecom) non era più obbligatoriamente il fornitore del servizio (la telefonata).
Una seconda transizione
matematica avviene quando sono disponibili collegamenti "a lunga distanza", oltre a quelli "tra vicini", Anche pochi collegamenti "lunghi" permettono di mettere in comunicazone due persone
qualsiasi nel mondo in pochi "passi" (o gradi di separazione):
il mondo diventa piccolo. L'essenza di questa transizione di
mondo piccolo è che anche se poche persone conoscono un nostro "segreto" (o informazione peronale), e lo comunicano a poche altre persone, in poco tempo questa informazione diventa disponibile a
tutti!!.
Questa è la transizione che stiamo sperimentando oggi per quanto riguarda i rapporti personali: semplicemente percorrendo i collegamenti tra pagine web, ognuna delle quali elenca le pagine "affini", Google riesce a trovarci con poco sforzo: provare per credere. Oggi è estremamente facile spacciarsi per qulcun altro: basta fare una ricerca con Google. È anzi estremamente sorprendente quante poche truffe informatiche ci siano.
Infine, stiamo per sperimentare una transizione simile per quanto riguarda il
tempo: essere sempre connessi significa che in ogni istante siamo raggiungibili o identificabili: non solo le nostre informazioni sono a disposizione di tutti, ma anche la nostra posizione! Già oggi questo avviene, con risoluzione limitata, per mezzo dei telefoni cellulari. Ma questo non viene detto all'atto dell'acquisto del telefono!
Ma essere
tutti connessi in un
mondo piccolo ha anche indubbi vantaggi. Prima di tutto, si può cominciare a sperimentare la democrazia diretta, anche in un grande stato. Non dico di fare referendum su tutto, quanto di permettere a chiunque di far conoscere la propria opinione a chiunque altro sia interessato. Anche se il primo è un terrorista arabo! Pochi anni fa questo era impensabile, bisognava per forza passare dai giornali o dalla televisione, e sono convinto che tra poco ritornerà ad essere molto difficile.
La televisione credo che sarà il mezo che risentirà di più dalla connessione: se ho la possibilità di scegliere, perché dovrei sorbirmi la pappina della rai o di mediaset, o anche prendere quello che mi passa SKY ad ore fisse? Sarò io che decido cosa e quando vedere, possibilmente consigliato dagli amici fidati. E magari, con l'abbassamento dei costi di distribuzione, sarà più facile
contribuire o intervenire.
Ovviamente, quando tutti cominciano a parlare, non solo non si capisce più nulla, ma diventa molto più difficile distinguere il buono dal rumore di fondo. Questo è successo qualche anno fa con Altavista: dato che la ricerca era basata sui contenuti delle pagine, chi voleva apparire "prima" nella lista delle pagine trovate non doveva far altro che inserire nella pagina le parole chiave giuste.
Ma è vero anche che quando la qualità è decisa dall'uso (per esempio dal numero di frequentazioni di un link), rapidamente si selezionano i contenuti buoni da quelli fasulli: Google continua a funzionare egregiamente sfruttando questo effetto. Ovviamente questo non funziona sulle pagine "nuove" o per gli argomenti "marginali"...
Si parlava anni fa delle autostrade dell'informazione, poi di internet motore del business. Ma e davvero così? secondo molte persone il vero motore dell'innovazione e il divertimento. Le fotocamee nei cellulari non soddisfano un'esigenza di informazione, quanto di partecipazione: non comunicano granché ma stimolano ancor più la conversazione. E del resto lo stesso linguaggio umano non è nato per comunicare informazione (molti animali comunicano efficientemente senza un linguaggio così elaborato), quando per divertirsi.
Ogni nuovo mezzo porta con sé nuove opportunità e nuove ingiustizie. Per esempio: il cellulare ha fatto quasi sparire le cabine telefoniche, per cui se non ho il cellulare non riesco ad usare il telefono fuori casa. Se non ho la televisione (o non la guardo) sembro un marziano (anche se io non la guardo e conosco molte persone che non ce l'hanno proprio). E lo stesso succederà con Internet: tra pochi anni le persone "sconnesse" saranno la minoranza (nel mondo occidentale), e avranno meno "diritti effettivi". Chiaramente il divario sarà ancora più grande rispetto al terzo mondo.
Ma del resto, è come lottare contro il telefono o il bancomat: quando ci si rende conto quanto è più semplice la burocrazia (dalle banche alla pubblica amministrazione alla sanità) quando siamo connessi, diventa sempre più difficile tornare indietro...
- Beppe Grillo (e non solo) sostiene che la rete diventerà lo strumento per la democrazia diretta, al posto della rappresentatività, elezioni, referendum, ecc.
- La TV e/o i giornali spariranno?
- Quanto è affidabile l'informazione in rete?
- Il motore del cambiamento sarà l'informazione, il business o il divertimento?
- I nuovi reati legati alla rete:
- I servizi di file-sharing e la violazione del copyright: è giusto o svagliato spartire film e musica con gli amici?
- Le truffe telematiche ed il furto dell'identità: quali protezioni per il cittadino rispetto all'uso delle carte di credito? Perché non passare direttamente al denaro elettronico? Perché non pagare via sms?
- Lo spam è un reato o semplicemente un nuovo sistema di pubblicità?
- Quale tutela per la privacy dei cittadini
- Il digital divide non scaverà un solco tra i cittadini connessi e quelli sconnessi?
- Rete e pubblica amministrazione/scuola/salute
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FrancoBagnoli - 11 Feb 2005
Domande che non sono state fatte
Spam
Il numero di messaggi di posta elettronica non desiderati che riceviamo è in crescita. Contro gli spammer italiani possiamo cercare di difenderci usando il
Codice in materia di protezione dei dati personali (
http://www.attivissimo.net/antispam/diffida_antispam.htm), ma questi sono una esigua minoranza. Contro gli spammer esteri sembra che, almeno a livello personale, non si possa fare assolutamente nulla.
- È vero che gran parte degli spammer ha sede in Florida, USA ?
- La quantità di spam continuerà ad aumentare ?
- È possibile pensare a modi per contrastare lo spam (aldilà dei filtri personali o a livello di server) ?
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PaoloPoliti? - 14 Feb 2005
Materiale sparso
- Franco Carlini commenta la ricerca:
http://www.corriere.it/Rubriche/Mondo_Internet/2005/01_Gennaio/12/carlini.shtml
Commenti
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GiovanniLaPenna? - 09 Mar 2005
In Europa è ormai da diverso tempo in discussione una proposta di direttiva sulla brevettabilità del software. Per una ulteriore "riflessione" in merito vedi
http://www.lugroma.org/contenuti/attivismo/noswpatent/appello_feb2005
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GiovanniLaPenna? - 09 Mar 2005